Storia della Chiesa di Olina

A cura di Silvio Leoni

Importanza artistica della chiesa

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, mediante le Soprintendenze di Modena e Bologna, ha inserito la chiesa di Olina, quale eccellente esempio di “Seicento appenninico”, nella IV settimana della cultura (anno 2002) e curato un testo.

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Cenni storici

In origine la chiesa era dedicata solo a San Pietro come risulta in un atto notarile del 1441. A quell’epoca si trovava già nel luogo attuale, cioè nella parte alta di Olina, antico borgo dell’Appennino modenese, posto a sinistra del fiume Scoltenna.

Nel corso dei secoli la comunità di Olina dovette spesso lottare contro il degrado strutturale della propria chiesa e la situazione peggiore si presentò alla fine del Cinquecento quando il sacro edificio fu in pericolo di crollo.
I lavori di consolidamento iniziarono poco dopo il 1606, si protrassero per molti anni e culminarono nel 1648 con un grande intervento di ristrutturazione e di parziale ricostruzione della chiesa che conservò la forma a croce latina con tre altari.
Nel periodo 1700 – 1714 vennero aggiunte la cappella di Sant’Antonio e quella di San Giuseppe e l’edificio assunse, nelle linee fondamentali, la sua forma definitiva.
Per tutto il secolo la comunità, nonostante le difficoltà economiche, cercò di arricchire la chiesa, che già possedeva importanti opere pittoriche, con altri arredi e, in particolare, nel 1733 fece costruire l’organo dal celebre Domenico Traeri, cembalista del Duca.
Una situazione di generale incuria caratterizzò invece il secolo XIX e la chiesa venne pure colpita dal terremoto.
Il campanile fu costruito nel 1552 nel luogo ove oggi si trova, venne restaurato nel 1639, sopraelevato nel 1884 e di nuovo restaurato nel 1933.
La chiesa riuscì, nonostante le avversità, a conservare il suo gradevole e antico aspetto sino al 1954 – 1955 quando all’interno subì una pessima ristrutturazione.
La manomissione colpì le decorazioni delle pareti, la cantoria e l’organo, il pavimento, gli altari e la balaustra. L’antica struttura architettonica per fortuna si salvò. Da allora, sino al 1996, la chiesa di Olina subì la trascuratezza degli uomini e l’inesorabile logoramento del tempo.
I lavori di restauro (1997 – 2002), diretti dalle Soprintendenze di Bologna e Modena, hanno interessato tutto il complesso edilizio formato da chiesa, muro del sagrato, campanile, i beni artistici e l’organo.

altare

Architettura e Arte

La chiesa di Olina, a unica navata con quattro cappelle, presenta una facciata a capanna con un bel portale architravato e sovrastato da un timpano. All’interno vi sono tre opere di Ascanio Magnanini: Madonna con il Bambino e i Santi Pietro e Paolo (1610); San Geminiano e i Santi Vincenzo, Francesco e Pellegrino (1610); Madonna del Rosario e i misteri (1615). Sono presenti altri tre dipinti, di autori ignoti: Deposizione (sec. XVII); Transito di San Giuseppe (sec.XVIII); San Geminiano (sec.XVIII).
Interessanti sono le acquasantiere: una sostenuta da putti (sec. XV) e l’altra a conchiglia (sec. XVII).
Importante è l’organo (Si veda lo spazio dedicato alle pubblicazioni), costruito da Domenico Traeri nel 1733 e collocato inizialmente in una tribuna tra la cappella del Carmine e quella di Sant’Antonio. Ora, dopo aver subito innumerevoli spostamenti, si trova in una nuova cantoria sopra la porta principale.

Note

Adriana Capriotti, storico dell’arte, a proposito delle notizie relative alla chiesa di Olina ricorda giustamente che, prima della documentata ricostruzione storica fatta da Andrea Pini, esse erano limitate o imprecise (nota 1, pag. 24 in Seicento Appenninico. La chiesa di Olina, Modena, Il Bulino, 2002). Infatti, dal 1980 in poi, nel contesto di una disorientante proliferazione del libro, alcune pubblicazioni di storia locale sono state il risultato frettoloso e nefasto della ripetizione e dell’alterazione di notizie già divulgate. Questo costume ha spesso distorto la verità storica e colpito la conoscenza. Sulla chiesa di Olina sono state scritte, in alcuni testi, gravi inesattezze, in particolare quella che dà per certe due ricostruzioni dell’edificio, una nel 1639 e l’altra nel 1710. Esse non sono mai state effettuate e quelle date si riferiscono invece, la prima, al restauro del campanile e, la seconda, al restauro del soffitto d’assi della navata. Il rifacimento di buona parte della chiesa avvenne, come si è detto nei cenni storici, una sola volta, intorno al 1648.